Orientarsi nell’universo “normativo” – introduzione

Panoramica breve di direttive, decreti, circolari e normative di interesse nell’ambito delle attrezzature per carrelli elevatori.

Esploriamo questo piccolo angolo partendo dal pilastro della regolamentazione moderna delle attrezzature intercambiabili, ma anche delle macchine e della maggior parte di ciò che si può vendere o acquistare : la direttiva macchine 2006/42/CE.

Essa ha valore legale, rispettare i suoi dettami è assolutamente obbligatorio, chi non lo fa rischia sanzioni di varia entità e può essere obbligato a ritirare la merce dal mercato. Contiene una gran quantità di articoli, alcuni dedicati al settore che ci interessa, molti altri non applicabili.

In particolare all’utilizzatore interessa sapere che un prodotto marcato CE deve essere conforme a questa direttiva e :

  • Essere accompagnato da un certificato che ne elenca le caratteristiche ( secondo una scaletta precisa indicata nel testo della direttiva ).
  • Essere accompagnato da un manuale d’uso, che contiene indicazioni, prescrizioni, e tutte le informazioni utili per garantire un corretto utilizzo ( anche queste nel rispetto di un elenco presente nella direttiva ).
  • Essere dotato di un fascicolo tecnico, che però rimane nelle mani del costruttore e può essere fornito su richiesta alle autorità competenti, esso contiene dimensionamenti, considerazioni, disegni costruttivi, tutto ciò che è servito per al costruzione dell’oggetto.
  • Essere costruito con un coefficiente di sicurezza rispetto all’utilizzo previsto pari almeno a 1,5 ( con eccezioni per particolari categorie ).

Se lo spazio lo consente, in prossimità della marcatura devono essere presenti anche alcune indicazioni e i dati del costruttore necessari ad identificarlo.

L’utilizzatore può essere così certo che il prodotto che ha acquistato è stato pensato per un preciso utilizzo, per minimizzare i rischi durante l’impiego, per sopportare la portata che viene indicata e non deformarsi in modo permanente se non con un carico superiore del 50% a quello indicato.

Nel nostro ambito un margine di sicurezza di questa entità garantisce una certa limitata sicurezza solo nei primi mesi di vita dell’attrezzatura. E’ assolutamente insufficiente a garantire una durata prolungata nel tempo, se l’utilizzo è gravoso e frequente.

Ove possibile il coefficiente di sicurezza che impieghiamo non scende mai sotto a 3, e coincide spesso con una vita di almeno 100.000 cicli di lavoro, solitamente raggiunta in alcuni anni.

Il secondo riferimento è il decreto 81, del 9 aprile 2008. Approfondisce i temi della direttiva macchine, con una focalizzazione particolare sui temi della sicurezza. Le indicazioni fornite vanno obbligatoriamente rispettate, come per la direttiva macchine. Aggiunge rispetto a questa alcuni riferimenti operativi, in particolare all’allegato VII vengono elencate le cadenze dei controlli periodici obbligatori previsti per alcuni tipi di macchine.

In relazione alle verifiche periodiche è bene far riferimento a un altro decreto, datato 11 aprile 2011, il quale specifica i termini e le modalità dei controlli per alcune precise categorie di macchine e attrezzature di lavoro. Anche in questo caso ciò che viene espresso è in sostanza legge.

La conformità alla direttiva macchine implica che siano rispettati anche i due decreti appena elencati.

Oltre a direttive e decreti esistono varie circolari, pubblicate principalmente da Inail (o  Ispesl ) e dal ministero del lavoro, nel nostro caso quelle rilevanti sono :

  • Circolare 30 del 24/12/2012, sul tema dei bracci gru telescopici montati su carrello.
  • Circolare 9 del 5/03/2013 del ministero del lavoro, sull’assoggetabilità del carrello munito di attrezzatura per carichi sospesi ai controlli periodici.

L’obbligatorietà del rispetto di queste circolari da parte dell’utilizzatore che ne è semplicemente a conoscenza non è chiara , è certo però che esse fungono da guida per l’operato degli organismi di controllo, i quali ne faranno quindi rispettare i dettami.

 

Un altro discorso può essere aperto infine per le normative. E’ uso comune ( e scorretto )  definire ” a norma” un prodotto che rispetta leggi e decreti pertinenti.

La conformità di uno prodotto a una normativa non è tuttavia obbligatoria, la normativa non è legge e si può scegliere arbitrariamente se aderirvi o meno.

A differenze delle pubblicazioni ufficiali, tutte consultabili gratuitamente ( tutto ciò che ho elencato si trova facilmente con una ricerca google ospitato da siti governativi ), queste sono consultabili solo a pagamento. Esse hanno sommariamente le seguenti utilità :

  • Garanzia di qualità specifiche per tipi di prodotto, solitamente migliori o meglio calibrate rispetto a quelle richieste nella direttiva macchine.
  • Supporto per la realizzazione ai costruttori, i quali trovano in sostanza parametri di progettazione già pensati da altri e considerati validi.
  • Standardizzazione dei prodotti, spesso due prodotti costruiti da aziende diverse che seguono una stessa normativa possono essere intercambiabili.

Nel settore che consideriamo le normative più utilizzate sono :

  • Iso da 2328 a 2330, trattano la standardizzazione delle forche e stabiliscono coefficienti di sicurezza più elevati. Forche conformi a questa normativa devono avere ( a seconda delle portate ) una durata utile minima di 1.000.000 di cicli di lavoro oppure un coefficiente di sicurezza minimo non inferiore a 3 e se appartenenti alla stessa categoria sono intercambiabili.
  • Iso 13284, tratta di prolunghe per forche, con principi simili a quanto appena esposto. Prolunghe conformi a questa normativa sono state progettate in modo da rispettare un limite imposto di deformazione elastica. Per rispettare questo limite i coefficienti di sicurezza impiegati sono solitamente uguali o superiori a 3.

La direttiva macchine, come descritto poco sopra, fissa questi coefficienti di sicurezza a 1,5; garantendo da sola una resistenza del prodotto di molto inferiore, la metà rispetto a un sovraccarico accidentale e almeno decine di migliaia di cicli di lavoro rispetto alla durata.

Altre normative vengono utilizzate comunemente per identificare i materiali impiegati, i prodotti commerciali utilizzati ( come le viti ) o i semilavorati  ( come i profili sagomati ).

Alcune normative, indicate come armonizzate di tipo C, possono essere sfruttate per rendere conforme alla direttiva macchine un prodotto che normalmente non lo sarebbe. E’ il caso della comune realizzazione del carrello elevatore, il quale non è ( almeno al momento in cui scrivo e nella larga maggioranza dei casi  ) conforme al testo originale della direttiva macchine, ma è comunque conforme grazie ad una norma armonizzata dedicata.

Per ora è tutto, a breve pubblicherò un articolo specifico per l’accoppiamento carrello – attrezzatura per carichi sospesi diviso in due parti, la cui prima si intitolerà ” Seconda stella a destra “.

Permettetemi per questi argomenti rigorosi almeno un attimo di distrazione giusto nella scelta dei titoli, a presto.

.P.

 

 

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