Carrello elevatore e attrezzatura per carichi sospesi, seconda parte. La prima verifica periodica

Nella prima parte dell’articolo ci eravamo lasciati così :

Con la prima verifica periodica sarà poi Inail a decidere se la configurazione che avete realizzato è conforme nel suo insieme alla direttiva macchine.

Ora, sono passati quasi due anni da quando avete inziato a utilizzare la vostra attrezzatura per carichi sospesi certificata CE, montata sul vostro carrello certificato CE. Avete addestrato il personale all’assemblaggio dell’attrezzatura e redatto un documento che lo conferma. Avete addestrato l’operatore rispetto a quanto è riportato nei manuali e siete certi che le vostre procedure non siano in contrasto con essi e che l’operatore sappia eseguirle al meglio.

Avete verificato che, secondo la vostra opinione, questo è il modo più sicuro e semplice per eseguire l’operazione, ad esempio spostare un carico sospeso da un capannone all’altro passando attraverso un portone.

Vi stampate il decreto dell’11/04/2011 che avete scaricato dal sito del governo e compilate la scheda da inviare a Inail, oppure contattate direttamente Inail o utilizzate gli strumenti on line che vengono resi disponibili.

Viene assegnata una matricola all’oggetto della verifica  ( che è il carrello dotato dell’attrezzatura ) e viene eseguita la prima verifica periodica da parte di Inail stessa o di un soggetto abilitato nel caso Inail fosse impossibilitata.

Ora, le modalità della verifica sono spiegate nel corpo del decreto, anche se per quanto in mia conoscienza non esiste ancora oggi una categoria appropriata che tratta in modo specifico il caso. Probabilmente il carrello con l’attrezzatura verrà considerato un apparecchio di sollevamento con portata superiore a 200 kg.

 

Segue lunga divagazione :

Mi occupo della progettazione e della documentazione di questo tipo di attrezzature, avendo anche stretti rapporti con i clienti, (azzardo un dato indicativo, in una decina di anni abbondanti avrò trattato qualche centinaio di attrezzature direttamente ) e ho raccolto una serie di testimonianze  sull’argomento che sto esponendo, che riassumo ora per sommi capi :

Prima dell’entrata in vigore della direttiva macchine 2006/42/CE

  • Nel 90% dei casi non ho più avuto notizie dagli utilizzatori, quindi immagino che non ci siano stati problemi riguardanti l’impiego o eventuali contestazioni da Ispesl, ma l’utilizzatore potrebbe anche aver evitato ogni controllo intenzionalmente.
  • Nel 10% dei casi feedback positivo da parte di Ispesl con complimenti per aver realizzato un’attrezzatura solida e ben consigliato il cliente.

All’epoca andava di moda considerare il carrello con un gancio come se fosse un’autogru, idea supportata da una nota dell’Enpi dei primi anni 80. In quegli anni, per quello che è la mia esperienza, era facile accumunare cose diversissime giusto per risparmiare tempo e energie mentali.

Tuttavia solitamente il buon senso tendeva a prevalere e chi effettuava un controllo tendeva a valutare in coscienza se la soluzione adottata era effettivamente quella a minor rischio, e ovviamente se il rischio era talmente basso da essere accettabile . Usare un carrello elevatore e spostare tonnellate di ferro un rischio lo comporta sempre, come ogni altra attività, ma con conseguenze prevedibilmente più gravi che non il tagliarsi con un foglio di carta.

Dopo l’entrata in vigore della direttiva macchine e del decreto 81

  • Nel 90% dei casi non ho più avuto notizie dagli utilizzatori come sopra.
  • Nel 10% dei casi le macchine sono state ricertificate su indicazione di Ispesl da soggetti terzi specializzati nel collaudo di macchine e nell’emissione di certificati.

Erano anni tutto sommato tranquilli, da quello che ho potuto vedere le operazioni maggiormente richieste sul carrello erano il blocco del brandeggio, la sostituzione della valvola paracadute con una valvola di blocco, la limitazione estrema della velocità,l’applicazione di un dispositivo mutuato dalle gru che identificasse una sollecitazione ribaltante pericolosa e impedisse il sollevamento. In definitiva ad andare di moda era ancora il concetto ” aggiungi un gancio al tuo carrello e hai un’autogrù “.

Personalmente non ho mai capito come si potesse certificare un’attrezzatura intercambiabile insieme a una macchina, tuttavia è anche possibile che altri costruissero i bracci gru come quasi macchine e che i carrelli incorporandole perdessero lo status di carrello elevatore per diventare almeno sulla carta gru mobili. In questo caso si buttano tutti i certificati pregressi e ci si accontenta di utilizzare il carrello per la sola funzione di gru, svilendo il lavoro di progettazione fatto sul carrello e sulla gru, tagliando clamorosamente le portate, togliendo quasi totalmente la versatilità della macchina, sostituendo a ragionamenti, calcoli e sperimentazione  una prova su una pedana…. ma accontentando l’organismo di controllo in modo da poter effettuare il lavoro senza problemi.

Le modifiche hanno un effetto ottimo, dovuto solo alla riduzione della velocità in realtà, che è quello di ridurre drasticamente i rischi. Certo, se tutti i carrelli procedessero a 3 km/h  ovviamente la sicurezza sul lavoro sarebbe su tutt’altro livello . Il problema ( mio, non di altri ) è l’utilità del dispositivo antiribaltamento, o meglio il fatto che esso è rischioso in quanto ingannevole.

Carico al 99% della portata consentita, sono tranquillo, il dispositivo mi tranquillizza. Alzo a 6 m e procedo alla mia velocità ridotta. A questo punto un collega mi si para davanti, freno pestando istintivamente il pedale e mi ribalto ( speriamo che il collega si sposti ). Il dispotivo mi impedisce di sollevare ulteriormente, ma mentre mi ribalto … a cosa mi serve non poter sollevare. Il dispositivo dovrebbe  allungare la frenata al minimo spazio utile per non ribaltarmi  (e limitare quindi le forze orizzontali che mi stanno facendo ruotare ), ma non lo fa, è mutuato dalle gru che stanno ferme quando sollevano.

Un giorno ho deciso che nel manuale avrei inserito dei calcoli di portata residua dettagliati a seconda di situazioni di carico reali. Ho creato un foglio elettronico che tenesse conto di tutte le sollecitazioni, ho determinato l’angolo di oscillazione del carico corrispondente alla massima velocità, ho considerato che prorpio per quell’angolo la fune a causa di una sconnessione nel terreno si accorciasse e poi si tendesse all’improvviso, e prorpio per questo caso rarissimo e sfortunato ho creato delle tabelle che facessero da supporto all’utilizzatore in modo da renderlo consapevole che la sua vita dipende dal conoscere il peso del carico e dalla sua prontezza nel gestire la situazione di frenata. Se sollevi a 5 metri di altezza 1000 kg con il tuo carrello modello XXX a 2 m di distanza dalla piastra, qualsiasi frenata farai non ti ribalterai. Se ne sollevi 1500 allora arriva al massimo a 2 metri di altezza e se proprio devi andare a marcia avanti procedi a questa velocità e fermati in questo spazio.

 

Dopo la circolare 30 del 24/12/2012

Per fortuna fornivo già le tabelle di portata. Letta la circolare nelle feste, a gennaio ero già pronto con tutta la documentazione in ordine.

Praticamente il 100% delle vendite è accompagnato da lunga spiegazione delle tabelle e della circolare. Eventualmente ne parleremo in un’altro articolo, ma in estrema sintesi si riconosce lo status di attrezzatura intercambiabile.

Secondo la direttiva macchine, prima si fa la messa in esercizio della macchina, poi quella dell’attrezzatura, in momenti differenti, inoltre non è prevista una valutazione di conformità dell’insieme, ma … nella circolare si chiede di fare proprio questo. In sostanza di emettere un documento di conformità a una parte della direttiva macchine redatto a seguito di una procedura non conforme alla direttiva stessa. Un documento fasullo.

Ora, la reazione può essere una sola, si ignora la circolare sotto questo aspetto e si rispetta la legge. Per tutto il resto si rispetta anche la circolare.

Posso garantire la conformità di un insieme illegittimamente costituito ? No.

Posso garantire che, se il carrello è conforme alla direttiva macchine e stabile nella versione originale lo sarà anche con l’attrezzatura abbinata ? Certamente, anzi lo sarà di più.

Specifico che la circolare 30 si applica solo ai bracci telescopici, quindi sui bracci a trave fisso non c’è dibattito, non si applica. I calcoli e le istruzioni però le forniamo ugualmente.

Ho avuto alcuni colloqui con Inail e soggetti notificati, mi si e chiesto di certificare comunque tutto assieme ( ma rispetto a cosa, a una legge che dice di fare il contrario ? Evidentemente qualcuno ci riesce … ) e mi si è spiegato che la circolare 30 si estende a tutte le attrezzature per carichi sospesi, nonostante il corpo della stessa inizi con

un braccio telescopico di sollevamento progettato …

Quindi in definitiva ci si possono aspettare queste richieste.

 

Dopo la circolare del Ministero del Lavoro del 5/03/2013

Qui si è complicato tutto nuovamente. In sintesi si riconosce lo status di attrezzatura intercambiabile, si ammette che il carrello resta un carrello con semplicmente una funzione aggiuntiva e la gru mobile passa quindi di moda, ma si richiede di assoggettare l’insieme macchina-attrezzatura al regime delle verifiche periodiche come da decreto 81 allegato 7.

Chi arriva a fare la prima verifica periodica, si trova a dover seguire una procedura pensata per altri casi e spesso, a causa della contraddizione insita nella circolare 30 , a dover fare una sorta di messa in esericizio simultanea della macchina con l’attrezzatura, in contraddizione con la direttiva macchine che definisce l’attrezzatura intercambiabile come applicabile dopo la messa in esercizio della macchina.

Una linea per procedere potrebbe essere questa :

  1. L’attrezzatura è conforme, ha nel manuale le istruzioni per l’utilizzo combinato e tutto quanto richiesto
  2. Il carrello è conforme anche senza il dispositivo antiribaltamento grazie a una norma armonizzata di tipo C
  3. Non essendo l’insieme assoggettabile alla direttiva macchine, con buona pace della circolare 30, non ci sono motivi per contestare la conformità di tutto quanto considerato nel suo complesso, a meno che una delle due componenti prese separatamente venga ritenuta non conforme.
  4. Se l’utilizzo e l’ambiente di lavoro sono tali da non comportare rischi oggettivi si procede con l’approvazione e le verifiche successive.

 

Non ho mai ricevuto contestazioni rispetto alla validità del CE dell’attrezzatura, ma alcune segnalazioni ( tre in circa due anni ) di esiti non positivi della verifica. La causa era principalmente l’assenza del dispositivo antiribaltamento nel carrello. Per proporre una contestazione di questo tipo però è necessario :

  1. Applicare la direttiva macchine dove non può essere applicata
  2. Ritenere non valida la certificazione CE del carrello nonostante questo non abbia subito modifiche
  3. Ritenere non pertinente la norma armonizzata di tipo C che permette al carrello di non montare il dispositivo
  4. Ritenere che il carrello non sia più un carrello, nonstante non abbia subito modifiche e sia rimasto identico
  5. Ritenere che l’attrezzatura intercambiabile non sia tale, diversamente non sarebbe possibile una messa in servizio congiunta e non sarebbe possibile contestare la documentazione del carrello.

Quindi chi esegue la prima verifica deve essere disposto ad applicare la direttiva macchine, ammettendo che nella circolare 30 si chiede di adottare una procedura che non è legalmente permessa, cioè assoggettare l’insieme alla direttiva stessa  connsiderando attrezzatura e macchina un’unica entità.

Se  deciderà di non seguire la direttiva macchine applicherà invece quanto Inail indica nella circolare 30, probabilmente anche in casi in cui questa non è pertinente  (come per ganci inforcabili e gru non telescopiche ) e la prima verifica avrà esito negativo se la portata dell’insieme supera i 1000 kg.

E’ possibile che nel documento stesso sia riportata come causa del fallimento della prima verifica proprio la non conformità alla direttiva macchine dell’insieme carrello-attrezzatura. A questo punto dovrete smontare l’attrezzatura.

Visto che la presunta non conformità non è rilevabile se non dopo aver eseguito la prima delle verifiche periodiche ed è rilevata solo eseguendo una procedura non conforme, in quanto nasce nel momento stesso in cui si vuole assoggettare l’insieme alla direttiva macchine pur non potendo farlo, consiglio di spostare l’attrezzatura su un’altra macchina e sperare in futuro in un esito positivo. Ovviamente potete anche chiedere una spiegazione e contestare la decisione, a mio avviso una circolare non può avere un valore superiore a una direttiva europea, quindi trovo difficile immaginare che vi venga dato torto.

.P.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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